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    La capsula di vetro

    By matteo | February 1, 2006

    Non so quanti abbiano avuto occasione di entrare e stare per qualche giorno in una comunità residenziale, di qualsiasi genere. Sino ad ora ho avuto modo di sperimentarne due: un collegio e una di recupero per tossicodipendenti. Prima da una parte della barricata, poi dall’altra. Prima educato poi educatore. Se nel collegio, come educato, la vita era – tutto sommato – una restrizione (per le regole più rigide e per la grande quantità di partecipanti alla famiglia) rispetto al resto, all’esistenza comune, nella comunità invece (vien generalmente chiamata col termine totalizzante) la vita non è proprio lo specchio della normalità. Sarebbe difficile rendere bene certe assurdità, discussioni smisurate per “il tono con cui mi ha detto…”, “perché ad alcuni è permesso…” e cose così. Poi, se si può evitare tranquillamente di descrivere dei comuni adolescenti in un colleggio, magari non tutti hanno familiarità con un gruppo di tossicodipendenti in disintossicazione. Tutta la qui presente manfrina solo per dire che ci sono delle versioni di “Grande fratello” che superano di gran lunga le trovate dei reclusi patinati ad un euro al giorno per la visione, altroché. Poi anche per dirvi che la definizione di “capsula di vetro” sentita oggi ha un fascino niente male.

    Topics: Si potrebbe dire outing | 2 Comments »

    2 Responses to “La capsula di vetro”

    1. caporaleReyes Says:
      February 2nd, 2006 at 10:14 am

      io ho fatto la naja. vale?

    2. Igene Says:
      February 3rd, 2006 at 6:44 pm

      Spiritum, magari in collegio eri anche un tipo serio ?